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La variabilità del Sole ed i limiti dei modelli climatici

 

Nicola Scafetta

 
21mo SECOLO
SCIENZA e TECNOLOGIA
n. 4-2017

Sommario

 
Tra il 19 e il 21 Ottobre del 2017 si è tenuta a Roma la “4th World Conference on Climate Change” a cui ho avuto l’onore di partecipare. La conferenza è stata particolarmente interessante perché studiosi provenienti da tutto il mondo hanno avuto la possibilità di confrontarsi. Tutti gli scienziati concordano sul fatto che dal 1850 la temperatura media della superficie sia aumentata di circa 0.9 °C e che i livelli atmosferici dei gas serra (ad esempio la CO2) sono notevolmente aumentati durante questo periodo. Ma ci sono notevoli differenze di opinioni riguardo le cause e gli effetti dei cambiamenti climatici e riguardo le possibili soluzioni. Alcuni degli interventi sostenevano e, spesso, semplicemente assumevano valida la teoria antropica dei cambiamenti climatici. Questa è l’opinione che i livelli crescenti di gas serra dell’atmosfera siano stati il risultato diretto dell’attività umana come la combustione di combustibili fossili e che siano stati essi a causare i cambiamenti climatici osservati come il riscaldamento globale, lo scioglimento dei ghiacciai e l’innalzamento del livello del mare. I promotori di tale opinione sostengono la necessità di immediati interventi miranti a ridurre le emissioni di CO2, che è inteso come un inquinante, per prevenire i potenziali disastri che ulteriori cambiamenti climatici potrebbero causare durante il XXI secolo. Questa interpretazione è essenzialmente basata su modelli climatici computerizzati ed è sostenuta politicamente dalle Nazioni Unite attraverso l’Intergovernmental Panel on Climate Change (IPCC). Conseguentemente, costose politiche e tecnologie finalizzate a mitigare i cambiamenti climatici sarebbero necessarie. La controparte invece ha sostenuto che la teoria antropica dei cambiamenti climatici è discutibile perché basata su misurazioni incerte, una conoscenza scientifica ancora non matura e su modelli climatici che sono stati ripetutamente dimostrati inefficienti nel riprodurre i cambiamenti climatici del passato. In particolar modo, questi modelli non riproducono le oscillazioni naturali del clima e sono stati contraddetti dal fatto che dal 2000 non si è osservato il riscaldamento predetto da essi ma la temperatura sia rimasta sostanzialmente invariata. Si è osservato che la sensibilità del clima alla concentrazione di gas serra non solo è ancora altamente incerta, ma diversi studi recenti suggeriscono che essa sia notevolmente sovrastimata negli attuali modelli climatici. Una percentuale significativa, almeno il 50%, del riscaldamento
nel XX secolo sembra derivare principalmente da processi naturali come oscillazioni specifiche nell’attività del Sole che inducono variazioni dell’albedo attraverso una variazione nella copertura nuvolosa e nelle circolazioni oceaniche. Riguardo la CO2 alcuni hanno osservato che è uno dei gas principali della vita in quanto cibo per le piante e che il suo aumento nell’atmosfera ha già prodotto una crescita notevole della produzione agricola mondale e di fatto ha già reso il pianeta più verde. Il riscaldamento del pianeta sarà moderato e le politiche di adattamento, che sono anche più economiche, sarebbero di gran lunga le più opportune. La conferenza è stata importante perché a mio parere molti di coloro che sostenevano o, meglio, semplicemente assumevano valida la teoria antropica dei cambiamenti climatici hanno riconosciuto che gli argomenti scientifici prodotti dalla controparte sono solidi e convincenti. Nel seguito presento una breve sintesi dello stato attuale delle conoscenze scientifiche su questo argomento basata soprattutto sulla mia ricerca. In modo particolare, osservo che otto anni fa pubblicai un altro articolo su questo stesso giornale (n. 1, 2010) [32] in cui mostrai una previsione basata su un mio modello preliminare che feci nel 2008. Questa previsione fu mostrata il 26 Febbraio del 2009 in un seminario a cui ero stato invitato all’ Environmental Protection Agency (EPA) a Washington (DC,USA) e, qui in Italia, in un articolo apparso su Il Giornale
il 25 Ottobre del 2009. In quelle occasioni sostenni che la temperature globale della superficie terrestre sarebbe rimasta abbastanza stabile per almeno altri 20 anni a causa di specifiche oscillazioni climatiche di circa 20 e 60 anni che avevo identificato. Dopo circa 10 anni, mostro che la mia predizione si è rivelata abbastanza corretta mentre le predizioni dei modelli climatici dell’IPCC davano un riscaldamento di circa 0.25 °C per decennio durante lo stesso periodo, fallendo così la predizione.
 
Per l'articolo completo si può contattare direttamente l'autore nicola.scafetta@unina.it